La provincia di Trieste: uno sguardo al contesto - l'economia
L’economia: quadro generale
L’analisi dei principali indicatori economici evidenzia come, nonostante la fase di difficoltà attuale, la realtà triestina sia ancora oggi su livelli superiori alla media nazionale, ciò in ragione del peculiare tessuto produttivo e di alcuni elementi strutturali sul fronte delle decisioni di consumo/risparmio della popolazione triestina derivanti dalla sua particolare struttura demografica.
Nel 2010 il PIL pro capite provinciale è stato pari a 32.675,40 € (il valore regionale è stato pari a 29.185,50 € e quello italiano a 25.607,30 € ) (fonte: Istituto Tagliacarne). I depositi bancari delle famiglie consumatrici sono stati pari a 13.193 € per abitante ponendo la provincia all’ottavo posto tra tutte le province italiane e quelli delle imprese sono stati pari a 89.815 € per ogni impresa attiva ponendo la provincia al terzo posto nella graduatoria delle province.
Nel 2008, secondo gli ultimi dati disponibili, la provincia di Trieste con 21.763,80 € è risultata 14a nella graduatoria delle province italiane per reddito lordo disponibile pro capite. Nello stesso anno ogni 100 abitanti 35 hanno percepito una pensione, tale rapporto è stato il più alto tra tutte le province, e l’importo medio mensile delle pensioni è stato pari a 1.487,00 €, secondo valore in Italia dopo quello della provincia di Roma.
L’economia della provincia risulta fortemente sbilanciata verso le attività nel settore terziario, con un peso maggiore per quanto concerne il comparto del credito e delle assicurazioni, dei servizi connessi alle infrastrutture di trasporto, di quelli turistico-alberghiero e di quelli del commercio (il valore aggiunto dei servizi pesa l’84,5% contro il 72,9% del corrispondente valore regionale). Particolarmente rilevante è anche il ruolo del sistema della ricerca e sviluppo, che vede numerosi attori privati oltre a una presenza considerevole di centri di ricerca di derivazione pubblica. Il macro-settore più cospicuo in termini di valore aggiunto è quello del settore dell’intermediazione finanziaria che nel 2007, ultimo anno per il quale l’ISTAT ha diffuso i dati disaggregati, ha rappresentato il 33,2% del totale del valore aggiunto provinciale e il 38,9% del valore aggiunto del settore dei servizi; questo settore comprende oltre alle attività bancarie e assicurative anche l’intermediazione finanziaria e immobiliare. Si tratta dunque di un terziario caratterizzato da attività ad alto valore aggiunto che contribuiscono considerevolmente alla formazione del PIL provinciale e che hanno finora consentito di mantenere il reddito disponibile pro capite ai più alti livelli nella graduatoria nazionale.
L'economia: il settore primario
L’agricoltura triestina sia per la contenuta estensione e per l’orografia del territorio sia per il processo d’invecchiamento della popolazione (che sposta le nuove iniziative imprenditoriali verso i servizi) ha uno scarso peso nella produzione della ricchezza provinciale. Nel 2009 il settore primario ha contribuito solo per lo 0,3% al valore aggiunto provinciale, mentre a livello regionale tale contributo è stato dell’1,1% e a livello nazionale dell’1,8%.
Le aziende agricole hanno rappresentato, alla fine del 2010, il 3,3% delle imprese attive provinciali, mentre a livello regionale hanno costituito il 18,4% e nel complesso del paese il 16,1%.
La produzione appare dimensionata al consumo locale e, sempre nel 2009, è stata pari a 22 milioni 271mila €. Tale valore complessivo è stato determinato per il 7,9% da patate e ortaggi, per il 5,8% da prodotti vitivinicoli e per il 13,7% dalla vendita di prodotti trasformati e venduti direttamente dalle aziende agricole. Il 67,5% della produzione è derivato dalla categoria “altre produzioni”.
In termini sinergici il settore potrebbe trovare una sua specifica linea di sviluppo e di crescita collegandosi all’offerta turistica.
La Provincia opera per tutelare e sostenere le produzioni locali anche attraverso la salvaguardia del terreno e dell’ambiente in generale: in quest’ottica muovono i progetti legati al recupero del ciglione carsico e alla tutela della landa carsica.
L’azione della Provincia nel potenziare le attività del settore economico si manifesta anche attraverso la valorizzazione del territorio carsico e delle sue peculiarità. In particolare si sta operando per arrivare alla costituzione del Gruppo di Azione Locale (GAL) previsto dalla normativa europea al fine di predisporre un Piano di Sviluppo Locale (PSL) per l’area carsica di Trieste e Gorizia, corrispondente al territorio dell’ex Comunità Montana del Carso. Il GAL prevede la partecipazione di soci pubblici e, per il 50 per conto, di soci privati.
L’economia: il settore industriale
Relativamente al comparto secondario, si evidenzia una limitata vocazione provinciale sia nell’industria in senso stretto, che nel 2009 ha inciso per l’11,2% sul valore aggiunto provinciale a fronte di un’incidenza media regionale del 19,8% e di una nazionale del 18,8%, sia nelle costruzioni dove si è registrato un’incidenza di appena 4,0% a fronte di un’incidenza media regionale del 5,2% e di una nazionale del 6,3%.
Per quanto riguarda la tipologia industriale, le aziende impegnate in attività manifatturiere non sono particolarmente numerose, con l’eccezione di alcune sottocategorie, e sono perlopiù di grandi dimensioni, in contrapposizione al modello distrettuale tipico del Nord Est ed esteso anche al versante friulano della regione (si pensi ai cluster del mobile, del coltello e dell’agroalimentare presenti nelle province di Udine e Pordenone).
Nondimeno in anni recenti si è vista la nascita nel territorio giuliano del Distretto del caffè - Trieste Coffee Cluster srl (2008) e del Distretto tecnologico navale e nautico del Friuli Venezia Giulia - Associazione DITENAVE (2009), che si sono aggiunti all’esperienza, di alto valore internazionale, del Distretto tecnologico di biomedicina molecolare CBM - Consorzio per il Centro di Biomedicina Molecolare Scarl (2004) votato al trasferimento tecnologico dagli istituti di ricerca alle imprese.