La provincia di Trieste: uno sguardo al contesto - l'economia
L’economia: quadro generale
L’analisi dei principali indicatori economici, condotta dall’Istituto Tagliacarne evidenzia come, nonostante la fase di difficoltà attuale, la realtà triestina si posizioni ancora oggi su livelli superiori alla media nazionale, con un Pil pro-capite pari a 31.764 euro a fronte di una media nazionale inferiore di quasi 6 mila euro.
La motivazione è riconducibile principalmente alla presenza di un tessuto socio-economico basato su servizi ad elevato valore aggiunto - comparti finanziario e assicurativo, i trasporti, le comunicazioni e la ricerca scientifica - a cui si affiancano settori tradizionali come quello turistico che sta puntando su segmenti di qualità come il turismo fieristico-congressuale, quello nautico e croceristico o quello culturale.
L’azione della Provincia nel rilanciare le attività del settore economico si manifesta anche attraverso la valorizzazione del territorio carsico e delle sue peculiarità. In particolare si sta operando per arrivare alla costituzione del Gruppo di Azione Locale (GAL) previsto dalla normativa europea al fine di predisporre un Piano di Sviluppo Locale (PSL) per l’area carsica di Trieste e Gorizia, corrispondente al territorio dell’ex Comunità Montana del Carso. Il GAL prevede la partecipazione di soci pubblici e, per il 50 per conto, di soci privati.
L’economia: il settore primario
L’Istituto Tagliacarne evidenzia come l’agricoltura triestina sia per la contenuta estensione e per l’orografia del territorio sia per il contestuale processo di invecchiamento (che sposta le nuove iniziative imprenditoriali verso i servizi) contribuisca solo per lo 0,6% alla produzione di ricchezza provinciale. Il valore è costante nel tempo e inferiore alla media nazionale che è del 2,1%.
La produzione appare dimensionata al consumo locale con qualche interessante eccellenza legata a prodotti di qualità certificata come olio e vino.
In termini sinergici il settore potrebbe trovare una sua specifica linea di sviluppo e di crescita collegandosi all’offerta turistica.
Peraltro la Provincia opera per tutelare e sostenere le produzioni locali anche attraverso la salvaguardia del terreno e dell’ambiente in generale: in quest’ottica muovono i progetti legati al recupero del ciglione carsico e alla tutela della landa carsica.
L’economia: il settore secondario
Con riferimento alla provincia di Trieste, si evidenzia, relativamente al comparto secondario, una limitata vocazione sia nell’industria in senso stretto (11,3% a fronte di una media nazionale del 20,5%) che in quello delle costruzioni dove si registra il valore più basso tra le province italiane (appena 3,5% a fronte di una media nazionale pari al 6,1%). Le analisi più recenti mettono in evidenza come il sistema imprenditoriale stia vivendo una fase di transizione. “Le dinamiche imprenditoriali mostrano come il sistema si rinnovi perdendo quantitativamente imprese (-1,4% in sei anni a fronte del +5,7% dell’Italia), ma come si irrobustisca sul piano qualitativo. Crescono infatti le società di capitali (+21,8% tra il 2001 e il 2007) mentre diminuiscono le ditte individuali (var. ‘07/01: -3%)” (Istituto Tagliacarne – Nota sull’economia della Provincia di Trieste –2008).
Quanto alla tipologia industriale, le aziende impegnate in attività manifatturiere non sono particolarmente numerose, con l’eccezione di alcune sottocategorie, e l’attività secondaria conta perlopiù su poche imprese di grandi dimensioni, in contrapposizione al modello distrettuale tipico del Nord-Est ed esteso anche al versante friulano della regione (si pensi ai cluster del mobile, del coltello e dell’agroalimentare presenti nelle province di Udine e Pordenone).
Nondimeno è necessario sottolineare, per l’importanza e il peso economico/strategico che il fenomeno riveste, la recente nascita nel territorio giuliano del Distretto del caffè e del Distretto della Nautica, cui si associa l’esperienza, di alto valore internazionale, del Distretto tecnologico di biomedicina molecolare (CBM) votato al trasferimento tecnologico dagli istituti di ricerca alle imprese.
Un insieme di attività fortemente sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia che “per rilanciare il sistema delle imprese della cantieristica/elettromeccanica …punta…sul distretto industriale che costituisce il modello produttivo di riferimento, in cui il coordinamento tra aziende diverse, collocate in una medesima area territoriale, permette l’aumento della produttività e la riduzione dei costi di produzione, l’attivazione di reti di conoscenza, la ricerca, sviluppo e innovazione di Sistema, la crescita di professionalità e la nascita di nuove imprenditorialità”(“Regione/guida. Dove va il Friuli Venezia Giulia, settembre 2007, n. 3). Attività cui anche il nuovo Governo regionale, insediatosi ad aprile 2008, intende dare continuità proseguendo con il progetto Ditenave.
Parallelamente un altro obiettivo della Regione è quello di “definire una visione chiara del sistema biotecnologico concentrandosi su nicchia ad alto potenziale di innovazione anche al fine di attarre imprese di dimensioni medio-grandi da altri territori…nell’ambito delle attività del CBM esistono già iniziative di incubazione per biotecnologia e biomedicina. Si tratta di rafforzarle, consolidarle, istituzionalizzarle e orientarle verso gli ambiti di nicchia prescelti”. (“Regione/guida. Dove va il Friuli Venezia Giulia, settembre 2007, n. 3).
L’economia: l’Ezit
Nel quadro dello sviluppo economico del territorio è fondamentale ricordare la presenza dell’EZIT, (Ente zona industriale di Trieste),ente pubblico non economico di promozione della zona industriale di Trieste. L'Ezit promuove lo sviluppo delle attività industriali, economiche e di servizi nell'ambito dell'agglomerato industriale di interesse regionale e amministra il comprensorio industriale anche con funzioni autorizzative delle attività ritenute idonee e compatibili con la pianificazione del territorio e con la destinazione d'uso urbanistica. Attualmente l’Ezit serve, nell’area delle Noghere, 522 aziende e conta un punto franco industriale. Le richieste di nuovi insediamenti sono al momento bloccate dalla presenza, in larga parte delle aree disponibili, di terreni inquinati. Situazione che il Governo nazionale e gli Enti locali intendono superare con un apposito piano di recupero e con precisi finanziamenti.
L’economia: il settore portuale e logistico
Il Porto, che rappresenta per Trieste la naturale risposta infrastrutturale e logistica, appare non avere ancora espresso le sue piene potenzialità come driver di sviluppo dell’economia del territorio e deve esser ulteriormente rifocalizzato e rivitalizzato, in funzione della sua collocazione geografica strategica lungo direttive di traffici previsti in forte crescita nei prossimi anni. La Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito dell’obiettivo strategico che punta a fare del territorio regionale la porta dell’Europa centrale, mira ad adeguare il porto di Trieste alle esigenze delle navi di nuova generazione e a migliorarne i risultati attraverso un potenziamento della logistica.
Il sistema portuale ha infatti attraversato in anni recenti una situazione di bassa crescita (nel periodo 1994 – 2004 circa il 2%) dei traffici dovuta, tra l’altro, a fenomeni competitivi e a fattori di inadeguatezza logistica dal punto di vista dei collegamenti mare-terra e dell’infrastruttura ferroviaria e stradale.
Le previsioni internazionali disegnano comunque un trend di sviluppo del traffico con volumi significativi di crescita per quanto riguarda la domanda di movimentazione del centro-est Europa (+9% periodo 2001-2007 – fonte Elaborazione dati Drewry Shipping). Recenti proiezioni, fatte in fase di analisi di scenari di sviluppo del porto di Trieste, prevedono una crescita del traffico per il porto all’anno 2020 a circa 67,3 (+43%) migliaia di tonnellate complessive (fonte: Piano Regolatore del Porto di Trieste - luglio 2005).
Inoltre il porto di Trieste ha conseguito il miglior risultato in termini di percentuale di aumento del traffico contenitori rispetto agli altri porti e i traffici connessi ai traghetti turchi sono in costante aumento, con conseguente movimentazione di camion sia sulla rete autostradale che ferroviaria.
E’ prevista la realizzazione di una Piattaforma logistica nell’area tra scalo legnami e il comprensorio dell’ex Italsider.
Il settore della crocieristica, anche se di nicchia rispetto alla vocazione del Porto, potrebbe essere un’importante opportunità da sfruttare considerando la forte e costante crescita del settore a livello mondiale ed europeo (crescita nel 2004 del 33% su destinazioni bacino del mediterraneo – fonte U.S. Commercial Service), la progressiva riduzione dell’età media dei croceristi registrata negli ultimi anni che aumenta la propensione per visite off-board dei siti, e la raccolta da parte del Porto di Trieste di una domanda di nuova generazione proveniente dai paesi geograficamente contigui (centro-est Europa).
Inoltre la probabile saturazione del Porto di Venezia e la capacità di accoglienza di grandi navi passeggeri consentita dalla profondità del golfo di Trieste e dalla lunghezza dei moli, potrebbe favorire un ulteriore incremento del settore. Importante in questo contesto la recente realizzazione proprio a Trieste dell’Assemblea generale Medcruises (maggio 2008) che ha portato all’attenzione della maggiori compagnie di navigazione e dei principali porti del Mediterraneo le potenzialità del nostro scalo che dovrebbe sempre più puntale ad essere riferimento non solo per l’intera regione ma per tutta l’area est europea. Di fatto sebbene per il prossimo anno è certo l’abbandono dello scalo giuliano da parte di Costa crociere, Trieste incontra sempre maggiori consensi nella diportistica di lusso con la crescente presenza di megayacht. Un settore che Trieste Terminal Passeggeri ritiene possa incrementare l’indotto del territorio e promuoverne lo sviluppo turistico.
Il Terminal intermodale di Fernetti è destinato, anche in relazione al ruolo strategico che la Regione Friuli Venezia Giulia assegna allo scalo giuliano, a diventare, grazie ai servizi che già oggi garantisce (servizi doganali, gestione complessiva delle merci, servizi e vantaggi per gli operatori), uno dei più importanti retroporti. In questo contesto la Provincia di Trieste ha sottolineato, ai diversi soci dell’autoporto, anche attraverso una proposta di Patto parasociale, la necessità di assicurare ad Autorità portuale un maggior peso in seno all’Assemblea. A tal fine ha operato per agevolare le strategie necessarie a condurre politiche efficaci e finalizzate alla realizzazione di un retroporto adeguato alle necessità del nostro scalo.
L’economia: il settore terziario
Il terziario rappresenta oltre l’84% del valore aggiunto della provincia e circa l’85% degli occupati (dati 2004). La vocazione al settore dei servizi dell’area, è caratterizzata:
- dagli storici insediamenti del settore assicurativo e finanziario, che fanno di Trieste ancora un polo economico significativo;
- dal commercio all’ingrosso, legato al traffico portuale, e da quello al dettaglio, storicamente favorito da dinamiche geo-politiche e territoriali;
- da una presenza significativa di attività di ricerca avanzata, non direttamente orientata al trasferimento tecnologico all’impresa, e amministrazione pubblica.
Anche l’analisi sull’economia provinciale, compiuta negli ultimi anni, conferma un’elevata vocazione terziaria del territorio con una più alta concentrazione di imprese rispetto alla media nazionale del commercio (32%), nelle attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca (13,5%), nella ricettività turistica (9%) nella sanità e nei servizi pubblici, sociali e personali (6,2%) e nell’intermediazione monetaria e finanziaria (2,8%).
Il macro-settore più rilevante in termini di valore aggiunto appare essere quello del settore dell’intermediazione finanziaria che, a livello di valore aggiunto per la provincia copre circa il 37% del settore dei servizi (dati 2003 - ISTAT) e comprende sia le attività caratteristiche, quali banche e assicurazioni, sia l’intermediazione finanziaria e immobiliare.
Significativa, anche se discretamente concentrata, è la presenza di importanti gruppi operanti nel settore assicurativo–finanziario che portano al territorio un buon assorbimento occupazionale di risorse qualificate e un buon grado di evoluzione di servizi e strumenti finanziari. Tale fattore rappresenta altresì una potenziale minaccia essendo alcuni dei maggiori players non strutturalmente legati al territorio se non per ragioni prevalentemente storiche.
Il macro-settore che comprende commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni ha una percentuale significatività di circa il 33% sul valore aggiunto provinciale (dati 2003 – Fonte: ISTAT) e perde, nel triennio 2001-2003, circa 11 punti percentuali nell’occupazione, ma soltanto 1 punto percentuale nel valore aggiunto. A fine periodo gli occupati sono nell’ordine dei 30.000 addetti e il valore aggiunto supera i 1.800 milioni di euro.
Il commercio si presenta ormai come un settore maturo. Inoltre le tendenze registrabili in Europa e le scelte di pianificazione regionale e comunali in materia, fanno prevedere la sua progressiva trasformazione in funzione della modificazione della tipologia di domanda (zone commerciali a contorno della città) che dovrà fare i conti con l’agguerrita concorrenza data dall’offerta proveniente dalla Slovenia.
Il settore turistico, legato in parte al settore ricerca per quanto riguarda la convegnistica, fatica a colmare il potenziale inespresso dato dalla sua posizione strategica e dalle sue ricchezze sia in termini naturali che architettonici/storici. Attualmente infatti la provincia, pur registrando notevoli flussi di transito, è spesso meta principalmente giornaliera di visita e chi soggiorna lo fa in media per due giorni. Il territorio pertanto registra tassi di crescita inferiori alla media nazionale, anche in presenza di una serie mirata di iniziative di settore tese a promuovere e valorizzare l’immagine di Trieste. Il settore potrebbe quindi rivedere le proprie modalità di offerta in funzione anche di potenziali nuove forme di turismo in grado di differenziare e specializzare l’offerta. E’ bene precisare che quanti giungono a Trieste per partecipare a convegni in genere hanno poco tempo da riservare alla conoscenza della città, come anche chi è presente perché crocerista: è necessario pertanto pensare a interventi specifici per catturare questo mercato del “mordi e fuggi” che tuttavia può fungere egregiamente da promotore del territorio verso terzi.
Da ultimo il comparto degli “Altri Servizi”, con un peso percentuale di circa il 30% sul valore aggiunto (dati 2003 – Fonte Istat) che comprende sia l’Amministrazione Pubblica che le attività di Ricerca Scientifica presenti sul territorio.
Il settore dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica è una delle qualità distintive della provincia, con una presenza e un’offerta ampia e qualificata che sembra però faticare a connettersi con la realtà territoriale. La localizzazione delle aree destinate alla ricerca ha inoltre seguito una logica insediativa che le ha portate ad occupare zone di pregio ambientale e paesaggistico intorno al nucleo centrale di Trieste e senza un effettiva integrazione con la realtà locale. Notevoli esempi di istituzioni scientifiche possono essere, tra gli altri, il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare, l’Area Science Park con il laboratorio di Luce di Sincrotrone Elettra, l’Università degli Studi. Questo settore, difficilmente misurabile in termini di ricaduta del valore aggiunto sul territorio, ma sicuramente significativo per presenza (stima di 8,8 ricercatori per ogni 1.000 unità di forza lavoro regionali), qualità (prevalenza di Istituti di Ricerca Internazionali di alto profilo) e visibilità del sistema Trieste, fatica ad inserirsi quale elemento di crescita del tessuto socio-economico della provincia. Alcune delle motivazioni potrebbero essere ricercate nella finalizzazione stessa di certi ambiti di ricerca, orientati spesso al collegamento con il mondo della scienza e della ricerca pura e, in misura minore, alla ricerca applicata sull’industria. Il settore si sostiene prevalentemente con fondi pubblici e la limitata partecipazione privata ai finanziamenti non facilita un’integrazione e uno sviluppo con il settore economico locale. Si allontana da questo schema, facendo ipotizzare sviluppi più generali, l’attività del già ricordato distretto di biomedicina molecolare.
Il settore della Pubblica Amministrazione con dati storici rilevanti per occupazione, (circa il 22% del totale dell’occupazione della provincia e il 27% nell’area dei servizi) ha sempre avuto una capacità “bilanciante” e “normalizzante” di fenomeni di rallentamento dell’economia.
Questa presenza significativa in termini percentuali nell’ambito economico provinciale potrebbe rappresentare sia un’opportunità nel “guidare” e “accompagnare” processi evolutivi di crescita, sia una minaccia nel rendere meno “sensibile” e “reattivo” il tessuto economico territoriale ai profondi cambiamenti e sfide che il territorio deve affrontare in termini di globalizzazione e competitività.