Distretto Culturale

IL DISTRETTO CULTURALE

Si tratta di un sistema, territorialmente delimitato, di relazioni che integra il processo di valorizzazione delle dotazioni culturali, con le infrastrutture e con gli altri settori produttivi che a quel processo sono connesse (segue)


L'obiettivo è, da un lato, quello di rendere più efficace il processo di produzione di cultura e, dall'altro, di ottimizzarne su scala sociale gli impatti economici e sociali.

Del distretto è configurabile un modello generale (a sua volta origine di un'articolata serie di subsistemi) teso a raccordare la valorizzazione dell'asset culturale di uno specifico territorio con i processi di valorizzazione delle altre risorse, come i beni ambientali, le manifestazioni culturali e i prodotti della cultura materiale e immateriale della stessa area. Fanno parte inoltre del distretto non solo i beni culturali oggetto del processo di valorizzazione e le altre risorse del territorio (dal patrimonio storico ambientale a tutte le espressioni culturali), ma anche le imprese, sia come fornitrici degli input richiesti dal processo di valorizzazione (ad esempio le imprese utilizzate in scavi archeologici o nei restauri), sia come produttrici di servizi, sia come utilizzatrici degli output del processo di valorizzazione (imprese multimediali).

 

Ovviamente la costituzione dei distretti presuppone una strategia di gestione, il cui responsabile deve tenere conto della presenza di diversi attori del territorio come i rappresentanti del sistema istituzionale, le forze politiche, i gruppi di pressione, le forze sociali ed imprenditoriali. Va poi debitamente considerata la specificità dei casi di proprietà collettiva dei beni (sia essa pubblica o privata), dove insieme al decisore tecnico, responsabile dell'effettiva gestione del processo di valorizzazione, interviene il decisore politico che definisce gli obiettivi più generali del processo medesimo. Insomma, una pluralità di decisioni che dà origine ad un sistema di elevato grado di complessità. Per questi motivi, la costituzione di un distretto in grado anche di sorreggere una propria "economia" presuppone che intorno a questo obiettivo si coaguli un forte consenso, coinvolgendo i soggetti più attivi sin dalla fase di progettazione e definizione e ciò è il nostro impegno prioritario.

 

Per ogni sistema culturale locale vanno individuati gli indicatori per la valutazione delle potenzialità delle reti di comuni di costituire distretti culturali:

 

  • la prossimità e l’accessibilità, valutate rispetto al sistema delle infrastrutture di trasporto e in relazione alle “infostrutture” territoriali, cioè alla rete immateriale delle comunicazioni digitali, delle reti tematiche, degli itinerari promossi, etc.;
  • la flessibilità, interpretata rispetto agli indici di centralità e specializzazione culturale dei comuni;
  • la dimensione delle attività economiche connesse alla cultura (turismo, formazione, ricerca, valorizzazione, comunicazione, etc.);
  • la cooperazione, valutata in funzione della progettualità locale (patti territoriali, prusst, parchi, eccetera);
  • la competitività, valutata in relazione all’offerta di servizi di rango elevato (es. il sistema della formazione universitaria e post lauream) ed alla valorizzazione delle eccellenze territoriali (es. la promozione di itinerari tematici, di parchi letterari, etc.).

Il ruolo del distretto culturale si può riconoscere nelle seguenti azioni:

  • attuare un modello di sviluppo locale autosostenibile;
  • programmare lo sviluppo del territorio attraverso una pianificazione integrata;
  • innovare la tradizione;
  • essere ‘impresa culturale’.

L’obiettivo del distretto è salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale del territorio ‘producendo’ cultura, capitale sociale, reddito e occupazione e aumentando la soddisfazione dei suoi clienti interni esterni con l’attivazione di un circolo virtuoso soddisfazione-attrattiva-valore. Tale approccio postula una circolarità positiva tra attrattiva, soddisfazione e valore del territorio: quanto più si incrementa l’attrattiva di un sistema territoriale, tanto più si genera, tra gli attori che ne fanno parte, una soddisfazione che a sua volta alimenta il valore del territorio stesso.
Trieste è una realtà urbana perfettamente compatibile con l’applicazione di un concreto modello di sviluppo legato alla cultura. La città potrebbe investire sulla realizzazione di un distretto culturale intercomunale ed anche transfrontaliero. Caratteristica distintiva di quest’ultimo è l’integrazione fra i diversi luoghi cittadini e l’hinterland nella realizzazione e nella gestione di musei, cinema, teatri, mediateche, centri polifunzionali, biblioteche, auditorium, gallerie e centri espositivi, studi d’artisti, ecc., e nel medesimo tempo il rafforzamento e la creazione di manifestazioni e attività attrattive (soprattutto festival e festival di festival). Particolare attenzione sarà data dalla Provincia al reperimento di una sede adeguata per la futura Casa del cinema, con un occhio particolare alla struttura, già di proprietà dell’ente, di Piazza Duca degli Abruzzi, dove ha sede anche il Teatro Miela. In quell’edificio, centrale, riconosciuto per attività di questo tipo e già dotato di una sala cinematografica e di una sala video, potrebbero trovar collocazione le sedi delle varie associazioni, gli uffici dei festival, l’attività di mediateca, di produzione, gli uffici della Film Commission eccetera. Non solo si potrebbero riunire in un unico spazio centrale tutte le attività legate alla didattica nel cinema, favorendo così i rapporti con le scuole e l’università, ma il mettere insieme le istituzioni in un’unica sede favorirebbe sicuramente la parte organizzativa, creando sinergie positive tra le varie manifestazioni, sviluppando così anche la crescita della proposta cinematografica.

Altro tratto saliente del distretto, infine, conseguente a quelli appena elencati, è la creazione di mezzi di comunicazione atti a divulgare le attività compiute: tv (anche di quartiere), radio, portali e siti interent. Infine, ultimo anello della filiera è la costituzione di una variegata offerta di servizi di ricezione e ristorazione che mirino a valorizzare creativamente tutti i luoghi del territorio, compresi quelli solitamente esclusi dalle guide turistiche, oltre che a promuoverne i prodotti eno-gastronomici.

Puntare sul territorio di Trieste quale area della cultura significa soddisfare in termini di immagine, attrattiva, svago, capacità di accoglienza e qualità della vita, due tipi di domande: quella dei turisti e quella dei residenti.
tratto dal "Programma amministrativo di mandato di Maria Teresa Bassa Poropat"