Teatrino
La Provincia di Trieste ha restituito alla città il Teatrino di San Giovanni, dopo oltre 20 anni di chiusura dovuti a lavori di ristrutturazione. Il 31 luglio 2010 è stato ufficialmente dedicato alla memoria di Franco e Franca Basaglia. Il 30 giugno, il foyer esterno era stato dedicato ad Angelo Cecchelin.

Il teatrino "Franco e Franca Basaglia"
Per informazioni sulla programmazione e sulla concessione in uso temporaneo del Teatrino rivolgersi alla U.O.C. Interventi culturali e Gestione del Teatrino
Ciò che sappiamo sui materiali e le tecniche costruttive del teatrino lo possiamo desumere dal preventivo del 1903: infatti emerge che parte della costruzione doveva essere fatta in pietra d’Istria, come è logico data la vicinanza della zona. (…) Ma ciò che è più importante nella costruzione del teatro è l’uso del calcestruzzo armato, impiegato per la costruzione di tutto il complesso. Non è un caso che per gli edifici del manicomio, Braidotti impieghi il calcestruzzo armato: infatti egli vive nella città dove i magazzini del Porto vecchio costituiscono un laboratorio di sperimentazione di materiali e tecniche costruttive. Così, quando nei documenti d’archivio, viene riportata la notizia che fu la Pittel & Brausewetter, una delle maggiori imprese di costruzione della Mitteleuropea, ad aggiudicarsi il contratto per i lavori in calcestruzzo armato, il fatto non stupisce: infatti in quegli stessi anni la stessa impresa stava realizzando i magazzini del Porto vecchio.
La decorazione interna dell’edificio fu affidata da Braidotti al pittore triestino Napoleone Cozzi.
La presenza all’interno dell’ospedale psichiatrico del teatrino è un fatto molto importante e di grande modernità; considerando che l’architettura fa parte di un progetto terapeutico che concepisce la percezione dello spazio come un elemento chiave per la cura, e che l’obiettivo è quello di offrire ai ricoverati, anche attraverso gli edifici, l’idea che non sono prigionieri ma che abitano un frammento di città, si comprende allora la necessità dell’edificio teatrale, quale elemento fondamentale per dare l’impressione di “normalità” ai pazienti. Infatti il dottor Canestrini, primo direttore del frenocomio, nella relazione sul suo viaggio volto allo studio dei più importanti manicomi d’Europa, notava come “per mantenere elevato il morale dei malati e conservar loro que’ sentimenti religiosi, che avevano quando erano sani, anche nei manicomi si costruissero delle chiese; e per distrarre il loro spirito dalla considerazione della sventura propria e di quella degli altri, di cui sono testimoni si fabbricano teatri o sale per rappresentazioni di commedie, per concerti, o per qualche altro divertimento”. ( …)
L’ultimo restauro promosso dalla Provincia di Trieste è stato portato e termine nel 2008, venendo riaperto ufficialmente il 23 giugno. Il restauro prevedeva un sostanziale recupero della decorazione e della struttura di base, motivo per il quale non sono stati eseguiti cambiamenti radicali, in modo che la fisionomia odierna del teatro non si discostasse troppo dai disegni di Braidotti (…).
Tratto da Giulia Cosolini, L’Ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. Storia e cambiamento 1908-2008, Electa, 2008.
“E’ stato un piccolo grande evento per questa amministrazione e per i cittadini di Trieste – afferma Maria Teresa Bassa Poropat, Presidente della Provincia di Trieste - poiché si tratta di un immobile che, dopo oltre vent’anni spesi tra progettazione e lavori, siamo finalmente riusciti a riconsegnare alla città di Trieste. Concludere la ristrutturazione del Teatrino era uno degli obiettivi che questa giunta si era posta ad inizio mandato. Riuscire a chiudere questo cantiere e mettere la struttura a servizio della cittadinanza è un motivo per me di orgoglio e soddisfazione anche perchè in questi momenti in cui ci si appresta a festeggiare i cento anni del Parco di San Giovanni”. I lavori sono consistiti in opere edili, impiantistiche e di sistemazione esterna, realizzati senza alterare l’impianto originale e nel rispetto dei vincoli posti dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici. “Il restauro è iniziato con un progetto interno della Provincia di Trieste datato marzo 1986 – ricorda Mauro Tommasini, Assessore provinciale ai lavori pubblici – ma solo dieci anni dopo, cioè nel 1996, i lavori sono stati affidati per bloccarsi un anno dopo. L’iter tormentato è andato avanti a singhiozzo, alternando fasi di avvio a continui blocchi, fino al 2008”. Tra gli interventi compiuti spicca il restauro degli affreschi presenti nella sala interna. Si tratta di dipinti murali del primo ‘900 che raffigurano le Muse. “Per rendere fruibile e pienamente utilizzabile il teatro – continua Mauro Tommasini – lo abbiamo adeguato alle recenti normative e stiamo provvedendo al suo allestimento complessivo specie per quanto attiene l’attività teatrale. La sala è oggi in grado di ospitare 246 spettatori. Abbiamo ripristinato anche il palcoscenico esterno e la possibilità di effettuare manifestazioni all’aperto verso lo spazio antistante il teatro stesso”.
Il Teatrino è stato inaugurato ufficialmente lunedì 23 giugno 2008 alla presenza delle Autorità cittadine, in occasione della notte dei Fuochi di San Giovanni. Ad inaugurare il rinnovato palcoscenico è stata l’Odissea, rappresentazione scenica di Antonio Panzuto inserita nel cartellone del Festival “Teatri a teatro a Trieste e provincia”.
La Provincia si sta attivando per avviare una gestione del teatrino in grado di soddisfare sia le esigenze del vivace associazionismo locale, sia per consentire un ampio utilizzo pubblico a favore di iniziative della Provincia stessa e dei “condomini” del Parco.
Scheda storico-architettonica dell'edificio
Denominazione: Teatrino
Progettista: Lodovico Braidotti
Datazione: 1902 (progetto di massima), 1903 (progetto esecutivo), nel 1905 inizia la costruzione che era sicuramente ultimata nel 1906, anno in cui iniziò la decorazione interna.
Impresa di costruzione e altre ditte o maestranze: Comel, Finetti, Venezian & Tönnies Trieste (opere da falegname e serramenti), Pittel e Brausewetter Vienna (cementi armati), Napoleone Cozzi (decorazioni ad affresco).
Proprietà: Provincia di Trieste.
ll teatro si trova nella zona dei servizi - infatti a fianco sorgono la cucina, la lavanderia e l’officina meccanica - precede i padiglioni dei tranquilli e il Villaggio del lavoro che ha come baricentro la chiesa. In questa zona si conclude il percorso che inizia a valle con la parte aperta la pubblico e termina con il padiglione di amministrazione dietro al quale inizia il settore “clinico” con gli edifici riservati ai pazienti in cura. Il teatro dunque si trova in una sorta di zona di confine tra la malattia e la guarigione, tra la reclusione e la libertà.
Dai disegni trovati nell’Archivio del Comune di Trieste (nove in tutto) si vede che l’edificio del teatro è costituito da una grande aula rettangolare, in corrispondenza dell’estremità dei lati lunghi sono posti quattro piccoli ambienti di servizio a pianta quadrangolare. L’edificio ha una particolarità interessante: il palcoscenico interno è collegato con un’apertura ad un palcoscenico esterno posto sul retro dell’edificio stesso in modo tale da poter allestire delle rappresentazioni teatrali anche all’esterno. La facciata ha subito nel tempo dei pesanti rimaneggiamenti; in origine si presentava come una superficie piana nella quale si apriva un profondo vano centrale vuoto, concluso in alto da una volta a botte. Tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 del ‘900, il teatro fu trasformato in un cinema e, al fine di ospitare le attrezzature necessarie per la proiezione delle pellicole, in quell’occasione la parte superiore arcuata del profondo vano che si apriva al centro della facciata è stata chiusa ricavando lo spazio necessario ad ospitare i macchinari relativi alla nuova destinazione dell’edificio

Per informazioni sulla programmazione e sulla concessione in uso temporaneo del Teatrino rivolgersi alla U.O.C. Interventi culturali e Gestione del Teatrino