Parco di San Giovanni

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VOLUME E MOSTRA SUL COMPRENSORIO DI SAN GIOVANNI


In occasione del centenario della nascita del Parco di San Giovanni, la Provincia di Trieste ha realizzato il volume "L'Ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. 1908-2008" (Edizioni Electa) e allestito la mostra"Uno sguardo sul comprensorio di San Giovanni" aperta fino al 15 febbraio in via SS Martiri n°3.

IL VOLUME
Scorrere le pagine del volume “L’ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. Storia e cambiamento. 1908-2008” significa non solo ripercorrere le vicende che hanno segnato la storia di Trieste e del suo territorio, non solo affrontare il delicato tema della follia, non solo celebrare, consolidandone negli importanti interventi critici di queste pagine, il centenario del Comprensorio sanitario di San Giovanni, quartiere un tempo periferico, ora vivacemente inserito nell’area urbana.
L’opera è innanzitutto un omaggio all’innovazione. Perché le vicende che hanno determinato la nascita dell’Ospedale e la sua evoluzione, nonostante i periodi bui e tragici che ne hanno accompagnato le sorti dal 1908, muovono da un’ottica volta costantemente a rileggere l’idea di manicomio, il rapporto con il paziente, la relazione con la città. La Provincia di Trieste, chiamata dal 1924 a gestire l’area, ha fortemente voluto dedicare al frenocomio questa pubblicazione affinché si possa meglio comprendere la storia di questa istituzione, dalla sua progettazione all’attuale utilizzo.
E’ il corso degli eventi ad evidenziare la modernità del contenitore e la modernità dei contenuti. Dal modello originario, architettonico e urbanistico, che si ispira alla visione dell’open door alle scelte coraggiose, negli anni Settanta, di Franco Basaglia che apre il comprensorio, negando ogni possibilità di reclusione e di contenzione e generando, con la Legge 180, una vera e propria rivoluzione nell’ambito della psichiatria.
E come non considerare che anche all’interno del comprensorio si è alimentato il rapporto, spesso contrastato, tra la psichiatria e la psicologia, avendovi operato Edoardo Weiss, allievo di Freud i cui influssi si leggono e percepiscono in molte pagine di scrittori e poeti triestini, da Svevo a Saba. In questi ultimi anni il Comprensorio è nuovamente centro di sperimentazione, ove il passato si mescola con il presente e il futuro, dando ancora linfa vitale agli edifici e al parco che si adattano perfettamente alle nuove destinazioni d’uso. Così a San Giovanni oggi convivono strutture sanitarie e scolastiche, dipartimenti universitari e musei, spazi teatrali e laboratori per i bambini e i giovani: tutto nel cuore di un parco che sta riacquistando colori e profumi grazie ai numerosi roseti.
In questo contesto mi pare dunque particolarmente significativo che il volume si apra con due interventi che attribuiscono un significato speciale e particolare ai dettagli successivi, ovvero una riflessione su Foucault e sulla letteratura di quest’area nella quale scorre, continua, costante e nemmeno troppo sotterranea, la vena psicanalitica. A queste analisi si sono aggiunte, nel corso di questo lungo anno di preparazione della pubblicazione, letture emerse dalle ottiche interpretative più diverse: la visione storica dei cento anni di vita del Comprensorio ha avuto contraltari e arricchimenti dalle prospettive architettoniche, urbanistiche, sanitarie, storico artistiche, paesaggistiche, fino ad arrivare alle questioni, anche politico-amministrative, che hanno reso possibile, grazie ad un’accurata opera di riuso, la messa a disposizione dell’area ai cittadini tutti.
Non posso dunque che ringraziare l’Università degli Studi di Trieste, con i suoi docenti e suoi giovani allievi, il Comune di Trieste, con il personale degli archivi documentali e fotografici, l’Azienda sanitaria territoriale “Triestina”, gli specialisti della locale Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio che assieme ai colleghi dell’Archivio di Stato di Trieste restituiscono al lettore l’importanza della conservazione e di una tutela che significa valorizzazione, i professionisti che a diverso titolo hanno reso possibile questa pubblicazione.
Così come sottolineo il fondamentale sostegno economico che la Regione Friuli Venezia Giulia, tramite l’Assessorato alla Cultura, ha dedicato a quest’opera sì da renderne possibile la realizzazione.
Per la sensibilità con cui oggi si guarda alla rinascita del Comprensorio rimando il lettore alle interviste che chiudono la pubblicazione: il Sindaco di Trieste, il Rettore e il Direttore sanitario dell’Azienda hanno accettato di raccontare, con la partecipazione di chi l’area di San Giovanni ben conosce avendola vissuta anche negli anni del degrado, la volontà unitaria e trasversale di tutti gli enti pubblici locali di operare affinché il totale progetto di riuso si avveri. Un segno di collettiva responsabilità che considero un’altra tappa di quel percorso che nell’ottica dell’innovazione ha marcato la vita del Comprensorio sin dalla sua inaugurazione nel 1908.


LA MOSTRA
La rassegna fotografica e documentaria accompagna la pubblicazione del volume “L’Ospedale psichiatrico di San Giovanni a Trieste. Storia e cambiamento
1908-2008” che la Provincia, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e la collaborazione del Comune di Trieste, dell’Azienda Sanitaria Triestina,
dell’Università degli Studi e della locale Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, ha voluto dedicare al complesso in occasione dei cento anni
dalla sua inaugurazione. L’opera è innanzitutto un omaggio all’innovazione. Perché le vicende che hanno determinato la nascita dell'Ospedale e la sua evoluzione, nonostante i periodi bui e tragici che ne hanno accompagnato le sorti dal 1908, muovono da un’ottica volta costantemente a rileggere l’idea di manicomio, il rapporto con il paziente, la relazione con la città. La Provincia di Trieste, chiamata dal 1924 a gestire l’area, ha fortemente voluto dedicare al frenocomio questa piccola rassegna e la pubblicazione affinché si possa meglio comprendere la storia di questa istituzione, dalla sua progettazione all’attuale utilizzo.
È il corso degli eventi ad evidenziare la modernità del contenitore e la modernità dei contenuti. Dal modello originario, architettonico e urbanistico, che si ispira alla
visione dell’open door, alle scelte coraggiose, negli anni Settanta, di Franco Basaglia che apre il comprensorio, negando ogni possibilità di reclusione e di
contenzione e generando, con la Legge 180, una vera e propria rivoluzione nell’ambito della psichiatria.
E come non considerare che anche all’interno del comprensorio si è alimentato il rapporto, spesso contrastato, tra la psichiatria e la psicologia, avendovi operato
Edoardo Weiss, allievo di Freud i cui influssi si leggono e percepiscono in molte pagine di scrittori e poeti triestini, da Svevo a Saba.
In questi ultimi anni il Comprensorio è nuovamente centro di sperimentazione, ove il passato si mescola con il presente e il futuro, dando ancora linfa vitale agli
edifici e al parco che si adattano perfettamente alle nuove destinazioni d’uso.
Così a San Giovanni oggi convivono strutture sanitarie e scolastiche, dipartimenti universitari e musei, spazi teatrali e laboratori per i bambini e i giovani: tutto nel
cuore di un parco che sta riacquistando colori e profumi grazie ai numerosi roseti.