Palazzo Galatti

La facciata è di stile sobrio, movimentato dalla linea di finestre neoclassiche del secondo piano e dai balconi, collocati sia sugli angoli di Piazza Vittorio Veneto che sulla facciata di Via della Geppa.
All’interno, dopo le modifiche, restano solo tracce dell’originaria dimora ottocentesca e delle sue specifiche funzioni: l’ingresso delle carrozze (sulla cui parete è affissa una targa bronzea in ricordo dei caduti triestini del 1953), l’atrio con lo scalone illuminata dall’alto da una grande superficie a vetri, alcune sale di rappresentanza, che conservano parzialmente soffitti, stucchi, pavimenti e alcuni arredi che replicano le tappezzerie d’epoca. Dall’ingresso, sobrio ma elegante, a lato del passo carraio, parte una scala in marmo addossata alla parete, con una ringhiera in ferro battuto decorato che inizia con un grande fanale. 
Alla base della scalinata, in una nicchia della parete, è posta la statua in gesso (replica plastica dovuta probabilmente a una bottega veneta) raffigurante una giovane donna che sorregge alta una fiaccola, allusione simboIica alla luce elettrica, centro dell’interesse scientifico e dell’attività industriale di Giorgio Galatti. La pareti della scala sono in gesso patinato appena decorato da lineari cornici dello stesso materiale.

NeI salotto nobile del secondo piano trova posto una grande tela realizzata nel 1934 dal pittore triestino Bruno Croatto rappresentante “Il Placito del Risano, anno 804”, olio su tela di cm. 280x423, recentemente restaurato: vi è raffigurato l’incontro dei “missi dominici” (inviati dell’imperatore Carlo Magno) con i rappresentanti civili ed ecclesiastici di Trieste e delle città istriane, indicate dagli stemmi sugli scudi dei militi, che protestavano per lo stanziamento nell’area costiera di popolazioni avaro-slave provenienti dalle zone interne. 
Secondo la tradizione, la delegazione era guidata dal Duca Giovanni che pronunciò la frase “Et nos eos eciciamus foras”. Alle spalle del Duca stanno il Patriarca di Aquileia e i vescovi. Da notarsi come, secondo l’uso del tempo, Croatto ritragga se stesso nei panni del milite triestino. Va ricordato che il tema del dipinto rispecchia l’orientamento politico degli Anni Trenta, chiaramente espresso dalla volontà di sottolineare l’italianità di questi territori. Fra gli stendardi sventola anche la bandiera con lo stemma della Provincia di Trieste, che nulla aveva a che fare con l’avvenimento medievale.

Nel salotto di rappresentanza, per alcuni mesi a partire dal dicembre 2005, furono collocate due teche in cristallo in cui vennero esposti i manoscritti originali dello scrittore e linguista ottocentesco Niccolò Tommaseo acquistati dalla Provincia in un’asta di Christie’s a Londra: si tratta di lettere private indirizzate all’amico Lorenzo Mariani e di alcuni documenti con la firma autografa di Tommaseo, risalenti al periodo in cui egli fu ministro della cultura di Venezia, oltre alla prima redazione manoscritta del racconto “Un medico”, iniziato nel 1840, lasciato incompiuto e pubblicato postumo nel 1939.
Sulle pareti dello stesso salotto, vi sono alcune opere caratterizzate da uno stile luminoso del pittore Dyalma Stultus: un paesaggio toscano, la veduta di un borgo e la grande tela raffigurante Sansone e Dalila in un’interpretazione di stile novecentista. Nella sala della Giunta Provinciale sono allineate dieci tele del pittore triestino Edgardo Sambo Cappelletti, ricevute in dono dagli eredi. La Donazione Sambo è importantissima: la qualità delle opere delinea le tappe più significative della costante evoluzione del linguaggio figurativo di Sambo, che raggiunse una fama internazionale. Nell’insieme, i quadri di Stultus e Sambo testimoniano l’alto livello della pittura giuliana del Primo Novecento, periodo in cui si incrociano in maniera magistrale modi italiani e centroeuropei, con risultati di altissima originalità nell’ambito della ricerca stilistica operata all’epoca.
Nella sala della Giunta rimane, a testimonianza della originaria dimora dei Galatti, un monumentale caminetto in marmo. Il soffitto è a cassettoni lignei decorati e i pavimenti sono ottocenteschi (con successivi interventi di restauro) mentre gli arredi, costruiti ad hoc al momento dell’insediamento della Provincia nel 1923, riprendono lo stile eclettico di fine Ottocento. Con ogni probabilità, gli arredi furono realizzati da ebanisti e mobilieri formatisi alla Scuola di Disegno creata a Trieste nel 1860 dal barone Pasquale Revoltella e dall’industriale Francesco Gossleth, laboratori cui si devono molte belle mobilie delle dimore non solo triestine del periodo.

I due locali di rappresentanza sono arredati da altrettante sculture: un gesso raffigurante il busto di una giovanetta, opera di Alfonso Canciani (Brazzano di Gorizia 1862-Trieste 1955), e un ritratto in bronzo del pittore Edgardo Sambo realizzato dallo scultore brindisino Teodoro Russo che operò e visse a Trieste dal 1927 fino al 1950.

Il grande lampadario al centro della sala della Giunta Provinciale, in cui si sommano art nouveau e art decò, fu realizzato nel 1910 da Alberto Calligaris (1880-1960), maestro friulano del ferro battuto, dalla cui bottega sono usciti anche gli altri lavori in ferro, candelabri e le lampade a braccio che si trovano nel Palazzo. Al suo ingegno si devono vari lavori in Trieste tra i quali la monumentale cancellata d’ingresso del palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà in piazza della Repubblica.
Altre opere di importanti artisti triestini, sono collocate nei vari uffici; da ricordare opere di Timmel, Cernigoj e Spacal. Di quest’ultimo la Provincia possiede quadri e xilografie, che documentano la fase della maturità dell’artista proponendo il suo caratteristico paesaggio carsico, con pietre e la vegetazione, dipinto con una gamma cromatica limitata ai bianchi, ai neri e ai rossi.

Per la realizzazione del testo, si è ampiamente attinto ai seguenti materiali:
- Palazzo Galatti di Claudio H. Martelli - Associazione Trieste Artecultura, 2003,
- Donazione Sambo di Patrizia Fasolato, Provincia di Trieste, 1989,
- Opuscolo realizzato nel 2008 dagli allievi delle classi III C, IV B, IV C, V B dell’Istituto Superiore Da Vinci–Sandrinelli con l’insegnante di Arte e Territorio professoressa Renata UBALDINI,
- Appunti presi durante le visite guidate a Palazzo Galatti e piazza Vittorio Veneto, realizzate dalla Provincia di Trieste con la collaborazione di Claudio H. Martelli
Approfondimenti: Piazza Vittorio Veneto