Piazza Vittorio Veneto

Rispetto alle altre piazze del centro cittadino, piazza Vittorio Veneto appare anomala, sia per dimensioni che per forma e collocazione: sita ai margini del Borgo Teresiano, nei pressi del Porto Vecchio e della Stazione Ferroviaria, la sua vocazione non è mai stata monumentale e oggi risulta una piazza chiusa, simile a una grande corte. La sua storia, e quella di Palazzo Galatti (dal 1923 sede della Provincia di Trieste), val la pena di essere raccontata.
Nel 1719, quando I’imperatore Carlo VI proclamò il Porto Franco, Trieste aveva appena 5000 abitanti ed era tutta collocata all’interno delle mura medievali, un’area più ridotta rispetto a quella dell’epoca romana augustea. Verso Occidente, il varco principale era Porta Riborgo, nello spazio oggi occupato dall’omonima Piazza su Corso Italia. Oltre la Porta, si estendeva un territorio occupato in larga parte da saline che, assieme a quelle di Zaule, costituivano praticamente la sola fonte di commercio della città verso i territori limitrofi.
Il Porto Franco mise in moto moltissime iniziative di grande rilievo, soprattutto grazie alle direttive emesse dall’imperatrice Maria Teresa che portarono all’abbattimento della cerchia muraria e all’interramento delle saline per dare spazio al nuovo assetto urbanistico della città. Inoltre, l’asse centrale dello sviluppo del nuovo Borgo Teresiano sarebbe divenuto il Canal Grande. Così, le nuove costruzioni (residenze e magazzini, edifici pubblici e luoghi di culto) occuparono dapprima i terreni tra l’antica cerchia e il canale, per estendersi poi in direzione dell’attuale Stazione ferroviaria.
Così, a partire dalla metà del Diciottesimo Secolo, cominciò a prendere forma anche l’attuale Piazza Vittorio Veneto.

Oltre due secoli fa, nell’attuale Palazzo delle Poste di piazza Vittorio Veneto, vennero collocati gli uffici doganali dell’amministrazione austro-ungarica: decisione presa per la vicinanza col Porto Vecchio, il cuore economico della Trieste settecentesca.
Nel 1791 la piazza prese il nome di piazza della Dogana, importante luogo di incontri per le numerose attività collegate al commercio. Poi, circa un secolo dopo, il palazzo della Dogana venne abbattuto e trasferito. Nel medesimo sito, in soli quattro anni, dal 1890 al 1894, fu costruito il palazzo delle Poste e la piazza cambiò di nuovo nome, diventando appunto Piazza delle Poste.
Il nome attuale di piazza Vittorio Veneto fu assegnato solo dopo la Prima guerra mondiale, ma attorno agli anni Venti del Ventesimo Secolo iniziò anche il declino della piazza, che via via perse la propria centralità socio-economica per diventare sempre più uno spazio marginale e di passaggio.

Nel 1999 il Comune di Trieste bandì un concorso per la realizzazione in città di parcheggi sotterranei con la riqualificazione urbanistica degli spazi soprastanti: tra i siti previsti vi era anche piazza Vittorio Veneto. E tra l’altro l’unico progetto che venne effettivamente realizzato fu proprio questo. A vincere il concorso fu l’architetto Boris Podrecca. I lavori si conclusero nel 2005, con la costruzione di un parcheggio sotterraneo per cento posti auto e la riqualificazione dell’intera piazza: al centro (dopo essere stata smontata e rimontata) è rimasta la fontana dei Tritoni e sono stati inseriti nuovi elementi di arredo urbano, pergolati con grandi vasi in legno e metallo, semplici panche, una pavimentazione in pietra che sottolinea la simmetria compositiva già esistente sui lati lunghi della piazza, dove i Palazzi delle Poste e della Ferrovia hanno la stessa altezza e una facciata molto simile.

Il perimetro di piazza Vittorio Veneto è delimitato da importanti edifici come il Palazzo delle Poste, quello delle Ferrovie e Palazzo Galatti, sede della Provincia di Trieste.

Al centro della piazza si nota la Fontana dei Tritoni, una grande vasca con due tritoni e una nereide che reggono un’enorme conchiglia da cui deborda un getto d’acqua, opera dello scultore altoatesino Franz Schranz.

Uno dei lati lunghi della piazza è occupato dal Palazzo delle Poste, un edificio imponente realizzato, come detto, in soli quattro anni (1890-94) su progetto dell’architetto austriaco Friedrich Setz, autore dell’analogo palazzo postale di Vienna. Entrambe le costruzioni rispecchiano l’architettura tipica degli edifici pubblici asburgici. Quello di Trieste è in stile eclettico: primo e secondo piano scanditi da sei colonne ioniche alternate a cinque finestre timpanate, parte centrale del terzo piano caratterizzata dall’alternanza di bifore e statue allegoriche legate al mondo mercantile, trabeazione ionica posta a coronamento della facciata. Al pianterreno, rivestito da uno zoccolo a bugnato, l’accesso è garantito da ben cinque ingressi.
Di fronte, al lato opposto della piazza, sorge il Palazzo delle Ferrovie, realizzato nel 1895 dall’architetto Giacomo Sagors. Si tratta di un grande quadrilatero rivestito a bugnato al pianterreno e ammezzato, intonacato nei tre piani superiori. Il pianterreno è contraddistinto da aperture ad arco a tutto sesto, il piano nobile presenta finestre timpanate. La facciata è caratterizzata da un’alternanza di balaustre con semicolonne ioniche appoggiate su alte basi, motivo presente anche negli avancorpi laterali con le semicolonne sostituite da lesene. Nell’ultimo piano, alternate alle finestre, piccole come quelle dell’ammezzato, compaiono decorazioni in rilievo dai motivi vegetali. La facciata è conclusa da mensoloni, decorati con teste, che sorreggono la balaustra terminale.