Un Territorio Da vivere

Il Carso triestino è un altopiano, mosso da colline e ricco di vegetazione, che si innalza dalla costa del golfo di Trieste. Dal Lisert (4m slm) il terreno si solleva lievemente verso SE fino alla piana di Basovizza (400m slm) per proseguire poi fino alla Val Rosandra.
Si definisce carso triestino quella fascia, profonda pochi chilometri e lunga circa 25, compresa entro il confine dello Stato italiano: esso è solo una parte della regione carsica complessiva, che si estende per lo più nella Repubblica di Slovenia.
Il Carso triestino si estende su 5 dei 6 comuni della provincia: TRIESTE, DUINO-AURISINA, MONRUPINO, SGONICO, SAN DORLIGO DELLA VALLE. Per tutelare e sviluppare la sua importanza naturalistica (il carsismo), economica (l'agricoltura e la viticoltura) ed etnica (la minoranza slovena), è stata istituita la Comunità Montana del Carso che poi è stata soppressa con la LR 33/2002. Sul carso triestino vivono circa 20.000 abitanti che nei paesi dell'altopiano sono in prevalenza di origine slovena.


L’area è composta principalmente da una formazione rocciosa caratterizzata da un’alta componente di carbonato di calcio che conferisce al territorio una conformazione geologica assolutamente peculiare. In particolare, a contatto con l’acqua piovana, e alla conseguente erosione del suolo a livello superficiale, si assiste al fenomeno geomorfologico del carsismo.
Il paesaggio carsico nei secoli passati, fino agli inizi del ‘900, presentava un aspetto brullo e quasi totalmente privo di vegetazione arborea. Le cause di tale fisionomia sono riconducibili allo sfruttamento intensivo del territorio che ebbe verosimilmente inizio già nel Neolitico (all’incirca attorno al 3.000 a.C.), all’epoca dei castellieri, epoca in cui gran parte del paesaggio era costituito prevalentemente da estesi boschi di rovere (Quercus petraea) ed altre specie arboree ad alto fusto, e proseguì inesorabilmente, soprattutto a causa del fabbisogno di legname per la costruzione di navi ed edifici, fino a tempi relativamente recenti, quando l’Amministrazione austro-ungarica nel 1850 diede l’avvio ai primi interventi di riforestazione, costituendo i primi nuclei forestali composti quasi esclusivamente da conifere (pino nero, pino silvestre, abete greco), per avviare la rinaturalizzazione di un territorio reso ormai quasi totalmente improduttivo. La popolazione autoctona in realtà ha contribuito marginalmente alla deforestazione, limitandosi al prelievo di legnatico per soddisfare ai propri bisogni familiari, esercitando così una pressione antropica piuttosto limitata, costituita per la maggior parte da pastorizia ed in misura minore da agricoltura, essendo diventato il substrato carsico piuttosto difficile da coltivare a causa dell’ablazione del suolo da parte del vento ed altri agenti atmosferici a seguito della rimozione della copertura arborea esercitata nei tempi passati. I successivi eventi bellici del XX secolo hanno a loro volta contribuito a limitare i naturali processi di rigenerazione della vegetazione e mantenere una fisionomia del territorio che molto ricorda le attuali brulle aree collinari del paesaggio mediterraneo.
A partire dal secondo dopoguerra, la pratica rurale della pastorizia ha iniziato a subire un intenso declino a causa della rapida ripresa industriale, che ha portato all’abbandono della campagna e contribuito a riconsegnare così vaste zone del territorio allo sviluppo della vegetazione naturale spontanea, interrompendo l’equilibrio artificiale che preservava gli ecosistemi seminaturali aperti verso una naturale successione vegetale, che tende a ripristinare le aree boscate, dapprima attraverso l’incespugliamento da parte di specie arbustive pioniere, fino a raggiungere la fase di massima stabilità, attualmente rappresentata dal frugale bosco carsico.

La Provincia di Trieste ha aderito al Protocollo d’intesa nell’ambito del Programma Europeo Interreg III Italia-Slovenia progetto “Distretto del Carso” finalizzato al coordinamento delle azioni relative alla valorizzazione turistica, naturalistica e culturale dell’area omogenea del Carso goriziano e triestino nonché all’impegno ad intraprendere con tutti i soggetti istituzionali (amministrazioni comunali e soggetti coinvolti nella valorizzazione del territorio) azioni di valorizzazione e di sviluppo del territorio per la promozione e conoscenza del territorio transfrontaliero.
A conclusione di un’approfondita analisi del contesto ambientale, storico e culturale portato avanti negli ultimi anni dalla Provincia di Trieste, è emerso che gli investimenti possibili per lo sviluppo e l’uso del territorio sono quelli che tengono conto del patrimonio esistente in termini di uso del suolo e di risorse, capacità e realtà presenti nel territorio.


Attraverso un approccio culturale al territorio si vuole colmare la mancanza attuale di sinergie tra i vari settori economici triestini e tra le diverse aree geografiche che oggi rappresentano realtà significative per l’area del Carso (Area Science Park, punti di interesse turistico, agriturismi, realtà economiche di produzione di prodotti tipici), concentrando gli investimenti sugli ambiti di maggiore potenzialità e attraverso la creazione di strategie di collegamento delle diverse attività.
Una delle prime azioni che la Provincia di Trieste sta portando avanti è quella di promuovere il progetto del distretto culturale evoluto coinvolgendo le amministrazioni comunali e gli altri portatori di interessi operanti nel territorio carsico per verificare la fattibilità dei progetti proposti e collaborare insieme nella individuazione degli ulteriori interventi da promuovere e/o realizzare.
Numerose sono le iniziative in corso e i progetti di cui si sta occupando la Provincia di Trieste:


Progetti

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